Il viaggio finisce nella tua testa prima ancora di arrivare a destinazione

Terzo giorno ad Alex, e ancora non avevo trovato un’imbarcazione per l’Italia. In compenso avevo camminato su e giù per tutta la città come un mulo. Alla ricerca di una nave sono arrivato fino al porto militare – trovando solo cantieri polverosi – ho chiesto in molte agenzie turistiche, ho chiamato le compagnie di trasporto marittimo, tutto per arrivare al solo risultato che non c’erano navi dirette in Italia, le crociere erano state sospese a causa dei disordini nei paesi arabi, le compagnie di trasporto non prendevano passeggeri e io non riuscivo a trovare ragioni valide per godere di questa città.

Alessandria non è ‘bella’, il traffico è caotico, dalla mia stanza si sentono clacson e frenate fino a tarda notte, ma non manca qualche aspetto fascinoso. Come il canto del muezzin che ti sorprende in mezzo al mercato, i palazzi coloniali dall’aria decadente – ‘non in rovina’ – i monumenti greci e alessandrini, il tè sulla spiaggia i ristoranti di pesce e le bellissime donne velate spesso riportanti i segni di una commistione culturale senza dubbio oscurata dal tempo ma non estinta. La città cosmopolita, sopravvissuta alla rivoluzione anti-monarchica del ’51, ha smesso di essere tale dopo l’attacco congiunto di Israele Regno Unito e Francia nel 1954. Rimangono un paio di café che ancora ricordano vagamente i bei tempi andati, i nomi delle vie, qualche ristorante europeo e i palazzi coloniali.

Due sere di seguito ho notato macchine strombazzare per qualche matrimonio, e due notti di seguito sembrava che si fossero riuniti proprio sotto il mio balcone per urlare a squarcia gola, imitare musichette con i clacson e bloccare la via con le macchine. Ogni volta combattevo con la tentazione di scendere a vedere cosa stesse accadendo, ma mi sembrava di non riuscire più a lasciarmi coinvolgere da ciò che mi circondava, la testa era già in patria, niente di quello che vedevo riusciva a convincermi che c’era ancora una ragione valida per ritardare il reintro in Italia.

Tutto questo non mi apparteneva più, era finita. Il viaggio finisce nella testa prima ancora di arrivare a destinazione. La domanda ricorrente di ogni viaggio è ‘cosa ci sto a fare qui?’ ma quando la risposta manca per un lungo periodo bisogna sostituire la domanda con ‘è arrivato il momento di tornare a casa?’ e poi arriva ‘ma dov’è “casa”?’

Ecco io stavo per tornare. Ma tornare dove? Era da tempo che non sapevo più rispondere con convizione alla apparentemente semplice domanda ‘dove abiti?’, e in quanto a cosa mi aspettasse oltre il mare, non ne avevo più alcuna idea.

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Informazioni su Flavio Alagia

Esploratore intergalattico e cantastorie
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