Quando sbagliare tutto è un’arte

Quando una mattina alle quattro mi sono svegliato pronto per lasciare Dar es Salaam alla volta di Mwanza ho intrapreso un percorso in cui avrei sbagliato praticamente qualunque mossa.

Tanto per cominciare quando mi sono staccato dal letto ero già in ritardo, visto che il mio autobus partiva alle sei e io dovevo attraversare ancora tutta la città. Tra maledizioni varie, mi sono trascinato in strada e ho preso un taxi per la stazione per la niente affatto modifca cifra di 15 mila scellini. Come immaginavo per il mio bus non c’era alcuna speranza, non mi sono neanche disturbato a chiedere se potevo ottenere un qualche rimborso. Mi sono fatto guidare verso un altro mezzo diretto ad Arusha da cui avrei dovuto prendere quello per Mwanza. Il biglietto costava 50 mila scellini e quando ho preso posto un caricatore ha cercato di convincermi che avrei avuto bisogno di un’assicurazione per il mio bagaglio per ‘soli’ diecimila scellini. Ho ritenuto il suo tentativo quasi divertente, tanto che l’ho allontanato con un sorriso compiaciuto. Dopo alcune ore di viaggio mi sono visto arrivare in una cittadina relativamente grande, con una stazione affollata e un via vai notevole di gente Ho chiesto se si trattasse di Arusha e il mio vicino di posto mi ha risposto affermativamente. Deve essersi trattato del mio karma negativo che si vendicava per qualche mia cattiva azione, perché in realtà ero appena sceso a Moshi. Ho anche offerto un simpatica intrattenimento per i passanti, gesticolando disperatamente quando mi sono convinto che stessero per ripartire con il mio bagaglio, quando invece stavano solamente facendo posto ad un altro pullman.

Ad ogni modo mi trovavo a 80 chilometri da Arusha, e ben 700 dalla mia destinazione Mwanza. Ho fatto il biglietto appena sceso in stazione – 30 mila scellini, partenza di nuovo alle sei del mattino – e mi sono messo alla ricerca di una stanza. Ho avuto la malaugurata idea di entrare al Leopard Hotel proprio sulla strada che conduce in stazione. Volevano 50 dollari americani, ma presa da pietà la manager mi ha applicato la tariffa per locali, 50 mila scellini. L’albergo più caro che mi fosse capitato fin’ora. Ci sarebbe stata inclusa anche la colazione, ma tanto io non avrei fatto in tempo ad approfittarne. Il servizio era impeccabile, con bibita di accoglienza e facchino che mi spiegava che eravamo in vista del Kilimangiaro. La camera era piccola ma ben tenuta e molto bellina, però mi trovavo comunque in un buco di area dentro a un buco di città.

Moshi sembrava non avere altra giustificazione per la sua esistenza del fatto di essere sull’autostrada a poca distanza dalla celebre montagna. Mi sembrava di capire che i turisti la usassero come base di partenza per le escursioni sul Kilimagiaro. Non trovando altro in giro mi sono infilato in un ristorante indiano – il ‘Deli Chez’, che confusione – con un assortito menù che prevedeva anche giappo, cino, pizza, burger e paki. Buono ed economico, con i piatti principali che non superavano i 6’500 shs. Così mi sono concesso del piccantissimo mais pilli-pilli e una porzione di pollo con ananas, che dopo tutto il riso e nshima ingurgitati nelle settimane precedenti mi sono sembrati un pasto degno d’un re. Il mattino dopo mi sono diretto in stazione e almeno questa volta non ho perso il pullman, ma è stato uno dei viaggi peggiori mai fatti, forse anche perché ne avevo già le palle piene ancor prima di partire. I sedili come nella maggior parte degli autobus tanzaniani non sono scomodi, ma sono molto stretti e tutto il viaggio lo si fa necessariamente addossando una spalla contro il proprio vicino. Per fortuna nel mio caso si trattava di una personcina a modo e cordiale, in viaggio con moglie e parenti verso Mwanza dove si era trasferito per lavoro. Mi dispiace non essere stato più socievole, ma non ne avevo più per nessuno. Abbiamo condiviso il fastidio per le canzoncine idiote trasmesse sullo schermo a volume devastante. C’è stato un intermezzo di TNA Wrestling, interrotto prima che finisse, proprio come il film, l’ultimo Karate Kid, rimpiazzato a metà narrazione da una di quelle imbarazzanti opere di Bollywood, con tanto di eroi panzoni e baffuti, balletti, e combattimenti a dir poco deprimenti.

Visto che ero dell’umore giusto e che l’intrattenimento era eccelso, il viaggio si è prolungato di oltre quattro ore, portandoci a destinazione alle dieci e mezza anziché alle annunciate sei. Non sono nemmeno riuscito a godermi il panorama, che mi sembrava brullo e insignificante a parte qualche curiosa formazione rocciosa. Mi sono invece intossicato con smog e polvere, e l’essere partito seza aver fatto colazione e un pranzo miserrimo in mezzo al nulla con pezzetti di carne, riso, poche verdure e fagioli, non ha migliorato il mio umore. Data l’ora, ho prontamente rinunciato alla cena, ma almeno l’arrivo in albergo è stato agevole. Per soli 3 mila scellini il taxi mi ha portato al Lake Hotel. Camera a 15 mila (meno di 8€), spartana ma completa di tutto l’essenziale, compreso bagno e doccia. C’era anche un ristorante dove servivano la colazione compresa nel prezzo. Non restava che riposare, il giorno seguente avrei avuto bisogno di forze per scoprire come proseguire verso l’Uganda.

Annunci

Informazioni su Flavio Alagia

Esploratore intergalattico e cantastorie
Questa voce è stata pubblicata in Tanzania e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Quando sbagliare tutto è un’arte

  1. Pingback: Trovare un biglietto per Wadi Halfa non è mai stato tanto divertente | Goodbye South Africa

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...